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> Pink Floyd ( o Roger Waters ? ) : The final cut, Figli di un dio minore?
 
Kid Cox
Inviato il: Lunedì, 25-Nov-2019, 22:11
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Little Red Robin Hood
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Io non scarto nulla della discografia Pink Floyd...
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Vienna
Inviato il: Lunedì, 25-Nov-2019, 23:09
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Purple Piper
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Io non scarto nulla della discografia Pink Floyd.

La questione è se Final Cut rientra nella discografia dei Pink Floyd o di Waters... arl-boh.gif
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Kid Cox
Inviato il: Sabato, 30-Nov-2019, 23:56
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Little Red Robin Hood
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PINK FLOYD – The Final Cut (1983)

Premessa: questo è il primo LP che io abbia mai acquistato!!!
Ovviamente fu il primo di una lunga serie (poi ricordo arrivò Scacchi e Tarocchi di De Gregori), ma a questo sono rimasto particolarmente legato.
All'epoca ovviamente (14 anni) mi affascinò molto il “turbamento” che pervade tutto l'album; confesso che non mi fu facile assorbirlo ma quelle esplosioni improvvise mi facevano capire che stavo ascoltando qualcosa di “diverso”.
Ancora oggi ciò che mi affascina di questo lavoro è l'aria struggente, oserei dire “l'urlo strozzato” che Roger Waters esprime qui dentro.
Spesso le note che fuoriescono da “The Final Cut” puzzano di polvere post bellica e distruzione: abbiamo moltissimi brani che sono “passeggiate tra le rovine”; ho l'impressione di essere un reporter a Baghdad…
Ogni tanto si respira e la chitarra acustica lascia bagliori di luce (“The Hero's Return”) ma subito il piano di “The Gunners Dream” ci riporta a guardare gli spigoli delle case con il timore che spunti un cecchino (mentre lo splendido sax di Raphael Ravenscroft ne alimenta l'angoscia).
Il nostro cammino prosegue tra i racconti di Waters come quasi fosse un superstite (“Paranoid Eyes”) ma la bomba esplode (come molti impianti Hi-Fi all'epoca) su “Get Your Filthy Hands Off My Desert” (ricordo i pianti di mia zia all'epoca, la quale temeva che mio cugino finisse in Libia essendo militare di leva). Siamo già sul Lato B, finalmente Gilmour si ritaglia un bel solo su “The Fletcher Memorial Home” ben supportato da Nick Mason, mentre Waters continua i suoi racconti struggenti. “Southampton Dock” con la lieve acoustic guiitar è un momento di riposo tra le seconde linee; viene da pensare “una sigaretta, un sorso di alchool e si riparte... Arriva allora “The Final Cut” un brano che ha molto dei Pink Floyd che saranno (forse è per questo che Waters urla? Chissà…); ci sento molto delle atmosfere che vivremo in “A Momentary Lapse Of Reason” soprattutto nelle armonie.
“Not Now John” è il brano più “rock” e più legato al precedente “The Wall”, sia come ritmi che per gli incisi corali ed anche per quel “stop and go” che caratterizza proprio il pluridecorato doppio album.
E' “Two Suns In The Sunset”, forse il brano più leggero, a chiudere questo lavoro; un lavoro struggente che si riallaccia tematicamente a “The Wall”, dà sfogo alla rabbbia di Waters per aver perduto suo padre in guerra quando lui era ancora poco più di un bebè e questo avviene mentre la Gran Bretagna minaccia la guerra all'Argentina per le isole Falkland e mentre USA ed URSS si mostrano i muscoli come dei combattenti di Wresting prima dell'incontro. Alla partita non prese parte Richard Wright licenziato l'anno precedente proprio da Waters, mentre Gilmour e Mason non presero parte alla composizione.
A “The Final Cut” non venne legata alcuna tournéè pare per il volere dello stesso Waters che avrebbe voluto anche che il nome della band non avesse seguito.
Gli avvocati permetteranno a Gilmour e Mason (di nuovo con Wright) di rimanere in possesso del fortunato moniker ed avremo ancora due successi mondiali (quattro se consideriamo anche i live “Delicate Sound of Thunder” e “Pulse”), ma questo resterà un lavoro di rottura per i fan: il 1° solo di Waters per alcuni, l'inizio della fine per altri e quasi uno scherzo della natura da disconoscere per altri ancora.
Io ritengo “The Final Cut” un signor album che rispetta i sentimenti di chi lo ha concepito: ho l'impressione di leggere nelle ferite dell'uomo nudo tornato dal fronte il dramma struggente della guerra! Credo che questo sia stato il messaggio di Waters che ha avuto il rispetto e l'accondiscendenza della band; un Waters che si è esposto al punto di aver buttato qui dentro fino all'ultimo grammo della sua anima e per questo probabilmente avrebbe voluto chiudere a chiave la Storia dei Floyd.
Ancora oggi lo trovo un lavoro triste, angosciante ma godibile.
Se devo darle un voto l'8 pieno da me lo prende; mentre i brani che esalto sono “The Gunners Dream”, “The Fletcher Memorial Home” e “The Final Cut”. Non ho brani da “bocciare”.
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Michele
Inviato il: Domenica, 01-Dic-2019, 20:03
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Little Red Robin Hood
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Pur non ritenendolo assolutamente da 8, concordo nella sensazione di camminare tra le rovine di un disastro bellico, magari in parte ancora fumanti...


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I sentimenti creano dipendenza, meglio l'alcol.
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Vienna
Inviato il: Martedì, 10-Dic-2019, 14:12
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Purple Piper
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La media su 9 Arlecchini é di: 7,2
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bungle77
Inviato il: Martedì, 10-Dic-2019, 17:04
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Chocolate King
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sarebbe pure da calcolare la varianza per capire su quali album siamo più in disaccordo :)


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Ciò che è troppo diverso da quello che siamo soliti pensare, ciò che ci è impossibile pensare, quello lo chiamiamo nulla. (Cornelius Noon)
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Armo
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Lucky Man
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Per me è un ottimo disco, e non riesco a vederlo come un lavoro del singolo Waters, per il semplice fatto che il suo primo vero album solista, Pros And Cons, suona piuttosto diverso, e è anche molto meno piacevole, nel complesso.
The Final Cut invece lo ho adorato la prima volta, e oggi che prediligo ulteriormente le atmosfere "scarne", lo amo ancora di più.
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blacklodge
Inviato il: Giovedì, 16-Gen-2020, 17:15
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Lucky Man
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Album spettacolare. IO lo vedo più come l'ultimo dei Pink Floyd con Waters, piuttosto che come il primo di Waters.
Il nome Pink Floyd gli impedisce di esagerare e urlare sguaiatamente come poi avverrà su Pros and cons.
Il delirio arriva da lì in avanti, non con Final cut. Final cut si regge su un delicato equilibrio poetico difficilmente ripetibile.
La voce migliore di Waters mai registrata. Gilmour tira fuori 4 soli uno più bello dell'altro, Mason esegue.
MA quel marchio lì "Pink Floyd" è fondamentale per la riuscita del lavoro.
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